Rimanere in surplace su una bici è un esercizio che richiede molto sforzo, e che non può protrarsi per lungo tempo. A un certo punto, o si torna a pedalare, o si rischia seriamente di cadere e vanificare lo sforzo. È citando Jacques Delors che
Salvatore Caronna ha sostenuto la necessità di riprendere con vigore quel cammino di unificazione europea bruscamente interrottosi all'indomani della bocciatura della Costituzione da parte dei referendum francese e olandese, e solo in parte ripreso con la firma del
Trattato di Lisbona.
Scenario di queste riflessioni, una serata sulle tematiche comunitarie tenutasi nell'ambito del
ciclo di incontri "Circolo di idee", organizzati dal
circolo PD Bolognina-Arcoveggio. Chiamato a fornire un parere proprio sul Trattato di Lisbona dall'esperto di politiche comunitarie
Franco Cima, Caronna ne ha evidenziato i non pochi pregi, dall'attribuzione di maggiori poteri al Parlamento, all'introduzione del meccanismo dell'iniziativa di legge popolare. Ciononostante, ha proseguito citando Romano Prodi, occorre riconoscere che quel documento è il "compromesso di un compromesso di un compromesso", e che il cammino dell'integrazione richiederebbe ben altri passi per affrontare le difficili sfide del presente.
L'eurodeputato ha fatto riferimento all'attuale crisi economica, "la più drammatica del dopoguerra", e ha citato come esempio la difficilissima situazione della Grecia. "In questo Paese solo l'intervento congiunto di Francia e Germania permetterà di evitare il peggio - ha spiegato - ma se l'Unione non si dota al più presto di una reale politica economica comune e di strumenti di intervento agili e immediati, sarà difficile immaginare per l'Europa un futuro di sviluppo e benessere come quelli vissuti nei decenni passati".
Stesso discorso per la necessità di una difesa e di una politica estera comuni: l'introduzione dell'Alto Commissario è un importante passaggio - ha affermato Caronna - ma l'Unione ha bisogno di una ben più robusta identità per proporsi sullo scenario internazionale come autorevole garante di valori come la pace e la democrazia. Ugualmente, ha proseguito, la difficile costruzione della società multietnica, "unica risposta possibile all'ineluttabilità dei fenomeni migratori", potrà essere attuabile solo ed esclusivamente adottando un'ottica europea, non certo con lo sguardo dei singoli Stati, o l'ancora più angusto e inquietante spioncino dei localismi.
Le sfide più complesse del nostro presente richiedono insomma più Europa, e anche per questo, mentre nel Parlamento Europeo i Socialisti e Democratici concentrano l'attenzione su priorità assolute come la crisi economica, l'ambiente e l'immigrazione, a livello nazionale il PD dovrà essere capace di proporsi come "partito colto", dando grande visibilità alla necessità di ragionare e agire sempre più in nome di una prima persona plurale declinata su scala continentale.
Più che di retorica dell'Europa, ha concluso Caronna, c'è quindi bisogno di convincersi e convincere davvero il Paese che i problemi più gravi del quotidiano sono generati da dinamiche globali affrontabili solo da attori dotati di un peso specifico altrettanto "globale". Se non si sarà capaci di farlo, ha ammonito, quel solco che già oggi allontana i territori e le persone da Bruxelles e Strasburgo si farà sempre più ampio, mentre gli orizzonti e il futuro degli italiani e degli europei tutti rischieranno a loro volta di ridimensionarsi in maniera drammatica.
rz